Dopo due parere negativi sulla fattibilità da parte di due importanti studi legali uno a Napoli e uno a Roma i Coniugi A e B si sono rivolti a noi per verificare se si poteva fare qualcosa per la loro bimba di oramai di 8 anni ai fini di poter ottenere un risarcimento del grave danno neurologico subito dalla medesima.

TIPO DI ERRORE

DANNO CAUSATO

€ 2.500.000,00

DURATA

10 ANNI

STORIA DEL CASO

Malattia-Rett-sintomi-cureDopo due parere negativi sulla fattibilità da parte di due importanti studi legali uno a Napoli e uno a Roma i Coniugi A e B si sono rivolti a noi per verificare se si poteva fare qualcosa per la loro bimba di oramai di 8 anni ai fini di poter ottenere un risarcimento del grave danno neurologico subito dalla medesima.

Abbiamo acquisito tutta la documentazione medica e volutamente non abbiamo voluto prendere visione delle precedenti relazioni specialistiche sfavorevoli fatte effettuare dai sopra citati studi legali proprio per non essere condizionati. Il parere specialistico dei ns. Consulenti si manifestò in parte favorevole e ci venne indicata una i.p. biologica residuata dalla piccola pari all’85%.

Durante la fase stragiudiziale non venne mai fatto alcun cenno di riscontro al ns. Avvocato e senza esitazione alcuna si decise congiuntamente promuovere la causa civile.

Dopo il procedimento di mediazione risoltosi con esito negativo per la mancanza di comparizione della parte avversa si passò alla promozione della causa. Dopo quasi un anno trascorso per lo svolgersi delle udienze procedurali, il Giudice ammise la C.T.U. medica ponendo il quesito di accertare se vi furono delle negligenze a carico dei sanitari intervenuti sia durante la nascita che nel periodo post natale e di determinare il grado di invalidità biologica residuato dalla bimba.

L’esito della relazione del C.T.U. concluse favorevolmente accertando la sussistenza di una negligenza che comportava la sussistenza di una responsabilità professionale medica, negligenza che si conclamò durante le fasi del parto derivante da una errata interpretazione dei tracciati cardiotocografici che sin dalla presentazione della partoriente nel reparto mettevano in evidenza che esisteva in atto una sofferenza fetale. Quando si decise per intervenire con parto con taglio cesareo a distanza di circa 36 ore ormai era troppo tardi.

Nonostante il deposito di una relazione del C.T.U. con le note risultanze a loro negative la parte avversa non manifestò mai di essere favorevole per trovare una risoluzione transattiva della vertenza, di conseguenza la causa arrivò alla propria conclusione con la pronuncia di condanna da parte del Giudice che quantificava il danno in tutte le sue componenti con una somma complessiva di circa € 2.500.000,00 già rivalutato oltre l’aggiunta degli interessi legali maturati ( circa 10 anni) oltre alle rifusione delle spese legali e delle spese di c.t.u..

La sentenza non venne impugnata e quindi si passò alla riscossione del danno totale.