Malasanità a Palermo somministrati ad una donna novanta milligrammi anziché nove, la donna decede e il marito riceverà un maxi risarcimento di un milione di euro.

La sentenza annunciata dalla Corte di Appello che ha condannato medici e infermieri responsabili del decesso di Valeria Lembo, ricoverata in un day hospital al policlinico di Palermo e morta per una dose dieci volte superiore al dovuto di Vinblastina, che l’accaduto sia avvenuto dopo un errore medico è stato ormai appurato.

Sono ormai passati 6 anni dal terribile incidente, solo oggi la sentenza, uno sconto di pena riconosciuto solo per la specializzanda Laura Di Noto, con una condanna a 4 anni e 4 mesi, pe l’infermiera Clotilde Guarnaccia (chiesti quattro anni) riconosciuti 2 anni e dieci mesi; quattro anni e otto mesi per l’altro specializzando Alberto Bongiovanni, due anni e sei mesi per l’infermiera Elena Demma (invece di 4 anni). All’ex primario di Oncologia medica delle cliniche universitarie, Sergio Palmeri, sono stati confermati quattro anni e sei mesi.
I famigliari della donna denunciarono l’accaduto alle autorità subito dopo il decesso della donna, dalla ricostruzione dei fatti pare che furono una serie di errori compiuti all’interno del reparto a comportare un errore nel dosaggio somministrato alla Lembo, per il trattamento di un linfoma di Hodgkin, da cui era affetta la donna.
La donna, mamma da soli otto mesi, aveva accusato un malore dopo essersi sottoposta ad un trattamento nel policlinico nosocomio, in cui fu poi anche operata.
Secondo quanto riferito dai famigliari, i medici avrebbero inizialmente nascosto l’errore. La Vinblastina somministrata ad un dosaggio dieci volte superiore provocò la morte della ragazza tra dolori atroci nel giro di pochi giorni. La causa della tragedia fu una cancellatura effettuata in maniera impropria sulla cartella clinica.

“Quando mi hanno chiamato dalla farmacia dell’ospedale per dirmi che avevano solo 70 mg del farmaco – raccontava nel marzo 2015 la dottoressa Di Noto – sono andata a controllare la cartella clinica, facendo attenzione, come da prassi, sia alla prescrizione del 7 dicembre che a quella precedente. Erano uguali, sempre 90 mg. Così dissi che era tutto giusto, non mi vennero dubbi”.

Anche lo specializzando Bongiovanni fu interrogato e lui stesso ammise di aver cancellato lo “zero” nella prescrizione poichè in tutta la cartella erano indicati 9 mg e sapendo che quella dose non era possibile iniettarla a bolo lento.