L’accusa è di omicidio colposo per il grave caso di malasanità con vittima una 77enne

La triste vicenda risale al 2010, quando Irene Guidi, una donna di 77 anni decede all’Ospedale Molinette per un grave caso di malasanità. La donna infatti ha ricevuto una trasfusione sbagliata, per uno scambio di sacche.

Un caso di malasanità arrivato a sentenza nel 2013 con la condanna in primo grado a dieci mesi di reclusione, per omicidio colposo, del dottor Maurizio Sacchetti e dell’infermiera Roberta Leone. Un errore che è costato molto caro all’Asl che ha dovuto risarcire di quasi 400 mila euro la famiglia della signora Guidi, che avevano precedentemente accettato un accordo extragiudiziale, rinunciando quindi alla costituzione di parte civile. Ora la procura interviene affinché il medico e l’infermiera restituiscano quei soldi all’Asl.

La dinamica della vicenda

La pensionata Irene Guidi nel settembre del 2010 era stata ricoverata al Pronto soccorso delle Molinette per un’anemia dovuta a gravi disturbi dell’apparato digerente. Nella notte le sue condizioni si aggravano, in poche ore i medici sono costretti a registrarne il decesso.  Nel giorno successivo la cartella clinica arriva in Procura con l’allora pubblico ministero Giuseppe Ferrando. Un atto dovuto, inizialmente che si aggrava però con l’autopsia effettuata dal medico legale Roberto Testi per accertare le cause della morte. Si attesta in quel momento che la morte è avvenuta in seguito ad una trasfusione di sangue sbagliata.

A processo le ulteriori conferme, di ciò che era stato precedentemente rilavoro, si conferma che il decesso della donna è avvenuto a causa di un grave errore. La procura conferma che l’errore è sia da parte del medico che dell’infermiera che avrebbero dovuto controllare la corrispondenza della sacca di sangue. Il pm Ferrando, nel corso della requisitoria, confermo la responsabilità di entrambi per l’errore. Ricostruzione successivamente confermata anche dalla procura della Corte dei Conti, che stabilità come risarcimento 391 mila euro a favore dell’Asl. La vicenda è attualmente ancora in corso, a quattro anni dalla sentenza di primo grado non è attualmente ancora stato fissato il processo d’appello.

Per questo motivo il pm Ferrando, nel corso della sua requisitoria, disse che la responsabilità dell’errore era da attribuirsi «pari merito» tanto al medico quanto all’infermiera. Una ricostruzione condivisa anche dalla Procura della Corte dei Conti, che chiederà la condanna in solido degli imputati al risarcimento di 391 mila euro a favore dell’Asl. Intanto, però, la vicenda giudiziaria per i due non è ancora terminata. A quattro anni dalla sentenza di primo grado, infatti, non è ancora stato fissato il processo d’appello. Se anche tu sei vittima di un caso di malasanità.