Storie di Malasanità
33 mesi di cure inutili: diagnosi sbagliata costata oltre 1milione di euro
Un errore diagnostico non è sempre soltanto un errore. In alcuni casi può trasformarsi in un percorso terapeutico completamente sbagliato, con conseguenze gravissime e, purtroppo, irreversibili.
È quanto emerge dalla recente sentenza del Tribunale Civile di Lecce, che ha condannato in solido l’Azienda Sanitaria Locale e un medico al risarcimento di oltre 1,3 milioni di euro ai familiari di una donna deceduta nel 2009, dopo essere stata sottoposta per anni a una terapia chemioterapica che non avrebbe mai dovuto ricevere.
I fatti
La paziente era stata curata come se fosse affetta da una patologia maligna. Per oltre 33 mesi ha affrontato 57 cicli di terapia con mitoxantrone, un farmaco chemioterapico particolarmente aggressivo.
Solo successivamente un’altra équipe medica ha accertato che la diagnosi iniziale era errata: la formazione presente non era un tumore maligno, bensì un emangioma gigante, una lesione benigna che richiedeva un approccio completamente diverso.
Quella diagnosi sbagliata ha determinato l’inizio di un trattamento inutile e altamente tossico.
Le conseguenze dell’errore
Secondo quanto accertato nel procedimento giudiziario, il farmaco è stato somministrato anche oltre i limiti di sicurezza previsti.
La terapia avrebbe provocato l’insorgenza di mielodisplasia e successivamente di leucemia mieloide acuta, patologie che hanno portato alla coagulazione intravascolare disseminata e, infine, al decesso della paziente.
La sentenza sottolinea la particolare gravità della condotta sanitaria, evidenziando come una corretta diagnosi differenziale avrebbe evitato l’intero percorso terapeutico e le sue tragiche conseguenze.
Questo caso dimostra quanto la fase diagnostica rappresenti uno dei momenti più delicati dell’intero percorso di cura.
Un errore iniziale può infatti generare una catena di decisioni cliniche sbagliate, esponendo il paziente a trattamenti inutili, effetti collaterali gravissimi e danni permanenti.
Non tutti gli esiti negativi di una terapia sono riconducibili a responsabilità medica, ma quando vengono meno le corrette procedure diagnostiche o vengono ignorati gli accertamenti necessari, è fondamentale verificare se vi siano i presupposti per ottenere il riconoscimento dei propri diritti.
Quando richiedere una valutazione
Vicende come questa ricordano quanto sia importante non fermarsi alla prima diagnosi quando emergono dubbi o incongruenze.
Se un paziente ha subito un danno che potrebbe derivare da un errore medico, da una diagnosi tardiva o errata, da un trattamento non appropriato o da una gestione sanitaria non conforme alle buone pratiche cliniche, una valutazione medico-legale può fare chiarezza sulla reale responsabilità degli operatori sanitari.
Ogni caso merita un’analisi approfondita della documentazione clinica e una valutazione tecnica accurata.
Gruppo Sanititan affianca pazienti e familiari nell’analisi di possibili casi di malasanità, collaborando con professionisti medico-legali e specialisti per verificare l’esistenza di responsabilità sanitarie e accompagnare le persone nel percorso di tutela dei propri diritti.
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