Storie di Malasanità
Errore post-operatorio: due condanne per omicidio colposo
Un tragico caso di malasanità ha portato a due condanne per omicidio colposo, a seguito della morte di una donna di 54 anni avvenuta nel 2018 dopo un intervento chirurgico per l’asportazione di un’ernia ombelicale. Il giudice ha stabilito le responsabilità di un chirurgo e di un’infermiera, condannandoli rispettivamente a nove e sette mesi di reclusione, con pena sospesa. Un’altra professionista sanitaria presente in reparto quella notte è stata invece assolta.
Cos’è accaduto?
L’intervento era programmato e si era svolto senza apparenti complicazioni. Tuttavia, nel corso della notte successiva, la paziente ha iniziato a manifestare una significativa emorragia. L’infermiera in servizio ha notato il sanguinamento durante un cambio di medicazione e ha contattato il chirurgo reperibile, comunicando tramite messaggistica.
Su indicazione del medico, ha sostituito due drenaggi, ma senza effettuare ulteriori approfondimenti diagnostici. Con il peggiorare della situazione, l’infermiera ha inviato anche delle foto della ferita, ma il medico, da un certo momento in poi, non ha più risposto. Anche il medico di guardia non ha disposto esami urgenti. Gli accertamenti sono stati eseguiti soltanto la mattina seguente, ma le condizioni della paziente erano ormai irreversibili: il decesso è avvenuto poco dopo.
La perizia: morte evitabile
Il consulente medico-legale incaricato dalla Procura ha concluso che la morte era evitabile. L’emorragia si è sviluppata in un arco temporale di circa dodici ore e, secondo la perizia, un intervento tempestivo avrebbe consentito di correggere la complicanza e salvare la vita della paziente.
Un segnale di cambiamento nella giurisprudenza?
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